lunedì 2 luglio 2012

Il latte riciclato: bufala che continua a circolare in rete!


Secondo un’inverosimile email, che da anni circola su internet, i numeri impressi sul fondo delle confezioni di latte indicherebbero per quante volte è stato ritirato dallo scaff ale perché scaduto, e poi rimesso in commercio dopo una nuova pastorizzazione (se fresco) o bollitura (se Uht).

Si tratta di una bufala, totalmente priva di fondamento: diciamo subito che i numeri in questione sono riferiti al materiale di imballaggio, le cifre sono utili a permetterne la rintracciabilità.

Del resto un latte fresco sottoposto a diversi trattamenti termici assumerebbe un gusto e un aspetto che lo renderebbero ben distinguibile dal latte fresco normale. Inoltre, la legge prevede che il latte fresco subisca un solo e unico trattamento di pastorizzazione, cioè di riscaldamento a bassa temperatura (72 gradi centigradi), per distruggere eventuali germi pericolosi per la salute e ridurre sensibilmente la microflora naturalmente presente, pur lasciando il più possibile inalterato il gusto e le caratteristiche della materia prima.

È semplicemente ridicolo immaginare che un produttore infranga la legge e lo comunichi sul fondo della confezione.

Se poi la email facesse allusione non al latte fresco, ma a quello a lunga conservazione (o Uht), è vero che in questo caso la legge non prevede esplicitamente il divieto di eseguire un secondo trattamento termico: ma è poco verosimile che ciò sia effettuato, sia perché il prodotto ne risentirebbe a livello di gusto, sia perché per legge il latte di partenza, prima di subire il trattamento, deve avere determinate caratteristiche nutrizionali, incompatibili con un periodo di permanenza sugli scaffali lungo mesi.

Che fine fa il latte scaduto? Può essere ritirato prima della scadenza e destinato al consumo immediato (bar e alberghi) o riutilizzato nella produzione di derivati (come latte in polvere), ma non certo di latte fresco né, verosimilmente, Uht.
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