mercoledì 27 giugno 2012

Omeopatia: origini e funzionamento


L’omeopatia, dal greco hòmoios (simile) e pàthos (malattia) si basa sulla legge dei simili: ciò che in un individuo sano provoca un sintomo è anche in grado di curarlo.

Il principio è antico, antichissimo. La cura del simile con il simile compare nel papiro Ebers (circa 1500 a.c.), un manoscritto lungo 20 metri che riporta molte prescrizioni mediche basate su questo concetto: teste di pesce per guarire il mal di testa, occhi di maiale per la cecità.

Fu Ippocrate (470 - 367 a.c.), medico greco, a teorizzare il concetto di simile. Il padre della medicina insegnava ai suoi discepoli a occuparsi dei malati scegliendo tra due strade: la prima consisteva nel curare i sintomi con il loro contrario (contraria contraribus curentur), la seconda nel curare i sintomi con il loro simile (similia similibus curentur). La medicina ufficiale ha scelto la prima strada, l’omeopatia la seconda.

Fu però un medico tedesco vissuto agli inizi dell’Ottocento, Samuel Hahnemann a sviluppare il concetto del simile, base dell’omeopatia. Studiando gli effetti del chinino, utilizzato per curare la malaria, scoprì che l’estratto dalla pianta negli individui sani poteva provocare sintomi simili a quelli della malaria stessa: la medesima sostanza, diluita e “dinamizzata”, poteva guarire i sintomi.

Il medico tedesco teorizzò il principio della diluzione: più una sostanza è diluita, maggiore è l’effetto della sua somministrazione sull’organismo. Dopo ogni diluzione il preparato doveva essere agitato energicamente così da “trasmettere energia” al rimedio finale, potenziando le proprietà del principio anche in diluzioni altissime.

Con il tempo oltre all’omeopatia classica unicista (che prescrive un solo rimedio alla volta, individualizzato sul malato) si è sviluppata una branca pluralista (che prevede l’uso di più rimedi assunti a differenti intervalli di tempo) e una complessista (che usa diversi rimedi in un unico prodotto).
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