martedì 19 giugno 2012

Discariche in Italia: che rischi corriamo?


Intervista al Professor Raffaello Cossu tratta da Il Salvagente

“Nessuna discarica oggi in Italia, salvo eccezioni, è illegale, ma pochissime sono davvero sicure, cioè a impatto ambientale zero”. Il giudizio inequivocabile arriva da uno dei massimi esperti del tema in Italia, il professor Raffaello Cossu, docente presso il dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell’Università di Padova, fondatore nel 1984 del primo corso di laurea sulla gestione dei rifiutipresso il Politecnico di Milano e autore del libro “Discarica sostenibile”, in uscita a fine settembre.

“Le leggi europee risalgono al 1999 e sono già vecchie, oltretutto si tratta di una normativa quadro che non indica criteri precisi per la scelta e la gestione delle discariche, ma dà solo indicazioni generiche agli Stati membri”.

Professor Cossu, cosa dice la legge italiana che l’ha recepita?

Le leggi italiane in materia sono un pateracchio. Basta pensare che i sistemi per mettere in sicurezza una discarica, come la base in argilla o il manto di plastica, garantiscono un’efficacia di soli 30 anni, mentre i rifiuti restano in loco molto più a lungo, e che il responsabile di una discarica rimane tale fino al verificarsi di problemi ambientali, che la legge non definisce in modo preciso e quindi non sono mai identificabili.

Meglio eliminare le discariche?

Criminalizzare le discariche è un errore. Le discariche non sono un male di per sé. Sono un pericolo solo se gestite male. Anzi, la discarica sostenibile è un elemento fondamentale della gestione integrata dei rifiuti. Lo sbaglio che viene commesso è quello di mettere in contrapposizione la raccolta differenziata e gli inceneritori o le discariche. In un sistema integrato ci vuole tutto. Dove si ha meno spazio si possono utilizzare di più gli inceneritori, dove lo spazio non manca si può ricorrere in modo più massiccio alle discariche.

Vuol dire che ogni territorio deve utilizzare un sistema diverso?

Sì, in base alle proprie specifiche caratteristiche economiche, demografiche e geografiche. Un paese densamente popolato come il Giappone, per esempio, deve ridurre a zero la quantità di rifiuti da portare in discarica, per mancanza di spazio, e ricorrere maggiormente agli inceneritori, mentre paesi come Stati Uniti e Australia, caratterizzati da grandi distese disabitate, possono permettersi di utilizzare di più le discariche, purché sostenibili dal punto di vista ambientale.

Oggi è possibile creare discariche a impatto ambientale zero?

Certo. Esistono diversi sistemi che non producono emissioni inquinanti, a un costo poco più alto di quello attuale. Le discariche sostenibili concludono il naturale ciclo della materia. Niente si distrugge e quindi se è stato prodotto da materia estratta dalla terra è giusto che ritorni alla terra. Per l’ambiente è molto più inquinante la dispersione ubiquitaria delle sostanze che provengono dai rifiuti. La discarica serve a immagazzinare gli oggetti di scarto proprio per evitare che inquinino.

Qual è il rischio di una discarica utilizzata senza i dovuti accorgimenti?

Il pericolo per l’ambiente e la salute umana è legato alla frazione umida, cioè alla sostanza organica e putrescibile, per intenderci lo scarto di cucina che, durante la degradazione in assenza di ossigeno, produce percolato, biogas e ammoniaca. Oltre a puzzare, queste sostanze, se assorbite dal terreno, possono compromettere la qualità delle falde acquifere. Mettere in discarica plastica o materiale inerte, invece, non produce alcun effetto negativo.
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