martedì 5 giugno 2012

Calcioscommesse: che bufera! (Preziosi e Genoa)


Articolo tratto da L'Espresso di GIANFRANCESCO TURANO

Si apre la caccia al terzo livello. Al primo ci sono i calciatori corrotti. Al secondo, faccendieri e ultras che hanno fatto soldi con le partite truccate. Al terzo, i veri intoccabili, i padroni del calcio, dirigenti e proprietari dei club di serie A, quelli che si sono trovati nella tempesta a loro insaputa, che non avrebbero mai immaginato, che sanno anche in quale discoteca trascorrono la serata i loro dipendenti e, se necessario, li fanno pedinare e intercettare, ma non immaginavano che aggiustassero le partite per scommetterci.

Quelli che continuano a recitare il ruolo di parte lesa. «Non voglio che i miei dipendenti e i giocatori abbiano contatto con questa gente», ha dichiarato Enrico Preziosi, proprietario del Genoa Cricket and football club, la squadra più antica d’Italia. La “gente” in questione sono i capitifosi del Grifone come Fabrizio Fileni e Massimo Leopizzi, fotografati assieme ai calciatori Mimmo Criscito e Giuseppe Sculli e agli emissari degli scommettitori stranieri. Preziosi ha la memoria corta. Leopizzi, uno dei capi della curva Nord di Marassi, condannato per avere tentato di uccidere la moglie e i suoceri, ha avuto un ruolo importante già nello scandalo del giugno 2005, quando il proprietario del Genoa comprò la partita contro il Venezia per assicurarsi la promozione in serie A con 250 mila euro in contanti.

Lo ricorda uno dei pubblici ministeri del processo penale per frode sportiva concluso dall’indulto. «Tra Preziosi e i capi ultras c’erano rapporti per lo meno strani», dice il magistrato Alberto Lari. «Nei loro incontri in un ristorante genovese, il presidente era invitato a staccare il telefonino per non essere intercettato e, a sua volta, veniva registrato dai tifosi che, poi, nei colloqui telefonici fra loro dicevano di avere avuto dritte sulle partite aggiustate. Abbiamo passato tutte queste informazioni alla giustizia sportiva che, però, non ha ritenuto di dare seguito». Insomma, chiacchiere tra tifosi. Così almeno hanno deciso alla Procura della Federcalcio, anche se quei tifosi avevano rapporti diretti con la proprietà e mostravano una particolare fortuna nelle scommesse. Gli inquisitori della Figc, al tempo, hanno preferito concentrarsi sull’illecito di Genoa-Venezia. Il processo per l’illecito si è concluso con la retrocessione in serie C1 dei rossoblù. 

I guai di Preziosi includono anche gli arresti nel settembre 2005 per la bancarotta del Como e una condanna penale a 23 mesi in primo grado prima che subentrasse l’indulto. Sotto il profilo della giustizia sportiva, il curriculum del “Prez” contempla due condanne al massimo della pena. Una a cinque anni di inibizione con proposta di radiazione per il crac del Como e l’altra a cinque anni con proposta di radiazione per Genoa-Venezia.

Un’altra inibizione gli è arrivata per la cessione di Thiago Motta e Diego Milito all’Inter di Massimo Moratti, che lui non avrebbe potuto trattare perché già inibito. Eppure, dopo un lungo iter di ricorsi, Preziosi è bene in sella grazie ai suoi rapporti con i potenti della Lega calcio. Gli ultras, a loro volta, sono ancora saldi al timone della curva e Sculli ha fatto in tempo a diventare un eroe quando, durante Genoa-Siena dello scorso aprile, ha fatto da mediatore con i tifosi infuriati per lo 0-4. Tra loro, l’amico Fileni. Alla fine, su ordine degli ultras avallato da Preziosi, i suoi compagni si sono tolti la maglia.

Sculli, il nipote del boss Peppe “Tiradritto” Morabito, la maglia l’ha tenuta. «Nel calcio c'è più omertà che nella mafia», conclude un investigatore dello Sco della polizia. E, occupandosi abitualmente di crimine organizzato, sa di che parla.
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