lunedì 4 giugno 2018

Edward Bach e i suoi fiori: come ricollegare la nostra anima alla nostra personalità!

La figura del dottor Bach è inseparabile dal sistema floreale che lui stesso ha creato. Attualmente parlare di Fiori di Bach, o addirittura di floriterapia, significa parlare del suo sistema che comprende 38 fiori. In questo articolo vorrei commentare alcuni aspetti curiosi della sua opera, come per esempio il modo in cui ha trovato i fiori che sarebbero diventati poi le famose essenze.

Edward Bach è un uomo del suo tempo – stiamo parlando degli inizi del XX secolo – tempi in cui importanti paradigmi crollano per lasciar spazio a nuove concezioni, in alcuni casi assolutamente rivoluzionarie nell’ambito umanistico. Dopo aver concluso gli studi universitari in Medicina (Birmingham, 1912), Bach si dedica alla batteriologia presso l’Ospedale del Collegio Universitari di Londra. Più avanti lavorerà presso l’Ospedale omeopatico, dove rimane affascinato dal lavoro di Samuel Hahnneman (1755-1843), creatore dell’omeopatia. Diventa dunque consapevole del fatto che molte delle cose che lui pensava sulla vita e sulla malattia coincidono con la visione di Hahnneman. Vediamo, quindi, che, da batteriologo diventa omeopata e, in entrambi i campi, realizza lavori scientifici importanti che pubblicherà, ricevendo un importante riconoscimento accademico.

Tuttavia il dottor Bach si sente chiamato a creare a sua volta qualcos’altro: un sistema proprio che possa andare al di là dell’omeopatia. Dal 1928 al 1935 comincia a creare il suo sistema floreale, basato su una filosofia umanistica della vita e una visione trascendente dell’essere umano. Il suo obiettivo è ricollegare la parte divina (anima) alla personalità. Infatti vede la malattia come la conseguenza di un conflitto non risolto tra la prima e la seconda.

Sebbene Bach cominci scegliendo le piante in base a un metodo scientifico – osservando, selezionando alcune piante, provandone alcune e scartandone altre – molto presto rinuncia a questo modo di procedere e si lascia guidare dalla propria intuizione.

Durante la prima metà della sistematizzazione delle sue essenze, quelle preparate con il sistema della solarizzazione, si verificano spesso “coincidenze” molto significative, denominate da Carl Gustav Jung sincronismi, secondo le quali alcuni stati d’animo o avvenimenti della sua vita coincidono con piante precise (Water Violet, Heather, Gorse…).

Infatti, proprio in virtù di questo nuovo approccio, nel 1930 abbandona il suo laboratorio e rinuncia a ogni tipo di scientismo. Egli affermerà che Dio ha messo in ognuno di noi un laboratorio perfetto. Si verifica dunque un cambiamento assai importante: muore, simbolicamente il Bach scienziato e si consolida quello sensitivo. Per la seconda metà dei fiori, quelli preparati con il metodo della bollitura, lo stesso dottor Bach passa attraverso gli stati d’animo negativi su cui lavorano le essenze. Un Bach indebolito deve sperimentare inaspettatamente stati di angoscia estrema, tristezza profonda, paura di perdere il controllo ecc. Sono queste esperienze quelle che lo porteranno a scoprire le essenze che completano il sistema.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...